Le nostre coltivazioni sono nella storia

Giornale agrario vol.10

Giornale agrario vol.10

<<E' questa una deliziosa collina lontana circa 5 miglia da Grosseto e levante sulla sinistra del fiume Ombrone... - Lo dice il Sig. P. Onesti nel Giornale Agrario X redatto nel 1836 e prosegue ancora: - ...coltivata con intelligenza, e diremo con qualche sorta di lusso a viti ed olivi... - Un volume Toscano redatto dall'Accademia Economico Agraria dei Georgofili conservato dalla biblioteca dell'università di Princeton nel New Jersey, USA. - Ma ciò che dimostra più d'ogni altro l'intelligenza di quel proprietario è la nuova vita che egli ha data agli olivi salvatici... - e ancora - ...E' desiderabile che molti proprietari seguano quell'esempio." >>

Un documento storico nel quale emerge che l'azienda di Poggio Cavallo aveva grande spinta di iniziativa e costituiva, in Maremma, esempio e avanguardia nell'ammodernamento nelle tecniche di coltivazione.

Abbiamo recuperato questo documento dalle biblioteche digitali di google, che qui pubblichiamo con onore ed entusiasmo nel ricostruire la storia di questo luogo.

Dal Giornale agrario toscano Volume 10,  Editore Vieusseux, 1836. Provenienza dell'originale: Università di Princeton...

Poggio Cavallo

E' questa una deliziosa collina lontana circa 5 miglia da Grosseto e levante sulla sinistra del fiume Ombrone presso a quel luogo dove è sato aperto il gran canale diversivo di quel fiume, ed appartiene a proprietario di vasti possessi nella provincia Grossetana, e anche nella Senese, ma che non gli possiede per isterilirli come coloro che si occupano solo di apporre la firma sotto le ricevute dei loro agenti, ma gli conserva, li megliora, e li coltiva da buon Padre di famiglia, e somministra larghe prove essere la industria agraria più produttiva delle altre quando è diretta da persone intelligenti e che non mancano di capitali e di attività. Questo proprietario dunque, il Sig. Antonio Andreini, veglia da sé i proprii lavoranti, dirige le coltivazioni, si occupa della manifattura dei prodotti, non trascura la vigilanza del bestiame; e per quanto non possiamo convenire (e la di lui bontà amichevole a nostro riguardo non se ne offenderà) in tutte le pratiche agrarie che egli adotta, nonostante presenta l'esempio luminoso di quanto può ottenersi anche nelle più disgraziate circostanze da chi sa e da chi vuole fortemente.

E' questa collina coltivata con intelligenza, e diremo con qualche sorta di lusso a viti, ad olivi. Le viti appoggiate ai loppi (acer campestre) e piantate in file simmetriche in larghissimi campi, sono assai gagliarde; non così gli alberi che le sostengono, anzi temeremmo che la molta forza di quelle potesse impedire una buona vegetazione alle piante che le sostengono.

Gli olivi danno migliore speranza, perchè essendo i più adulti in età di anni 9, ed i minori di anni 5, e contandosene 1700 piante, hanno già dato il prodotto di circa barili 124 olio nell'anno decorso 1835. In quei campi spaziosi compresi fra i filari delle viti vi è seminato grano, vena, trifoglio ec. Che mostrano sfoggiante e vigorosa produzione. Le viti vi sono letamate ogni due anni, e nello stesso periodo vangati gli olivi, e letamati l'anno della sementa del grano.

Ma ciò che dimostra più d'ogni altro l'intelligenza di quel proprietario è la nuova vita che egli ga data agli olivi salvatici che rivestono i poggi superiori al di lui coltivato possesso. Migliaia di olivi nati spontanei o forse risorti da antichissime coltivazioni vivevano come vivono tuttora in quei poggi mescolati coi lecci, cogli albatri, colle scope senza dare alcun frutto, o solamente poche e piccole olive che per cagione della macchia bassa non potrebbero mai cogliersi né esser raccolte, e darebbero certamente scarsissimo e pessimo prodotto di olio.

Il Sig. Andreini dunque immaginò di trar profitto da quelle piante abbandonate, ed argomentò che sarebbe stato più pronto il far rivivere e ringiovanire quelli olivi, piuttostochè con maggiore spesa e più tardo successo piantarne dei nuovi; ed ecco che nell'anno 1824 cominciò a dicioccare quel bosco, cioè tagliare la macchia bassa e tutte quelle piante che non erano olivi, ed a scassare, o diremo meglio si contentò di zappare quel terreno.

Tale operazione costò a lui L.20 la saccata, eseguita la quale egli fece innestare gli olivi, continuando questa operazione tutti gli anni in qualche parte del bosco. Gli olivi sono divenuti vegeti e rigogliosi, e già hanno dato frutto abbondante e tale da ricompensare le cure e i capitali che quel proprietario vi ha impiegati.

E' desiderabile che molti proprietari seguano quell'esempio, perchè essendo in gran parte i poggi di quella provincia coperti di olivi selvatici si otterrebbe con spesa discreta, e ciò che più importa, con sollecitudine un nuovo prodotto che avvantaggerebbe i proprietarii e gli incoraggirebbe a richiamarvi della popolazione fabbricandovi delle case per ricevervela. E per quanto l'olivo non abbisogni di cura assidua come molte piante, nonostante non può abbandonarsi, e richiede cure in diversi tempi dell'anno. Vi ha di più che questo nuovo prodotto affezionadovi maggiormente i proprietarii gli ecciterebbe a costruire delle case in mezzo a quelle piante, ciò che non fanno attualmente per essere boschi, e preferirebbero tali situazioni in collina a quelle del piano, persuasi che sarebbero più sane. In somma occorre riguardare l'esempio e l'operazione del Sig. Andreini come utilissimi per tutti i lati.

L'abitazione modernamente costruita a Poggio Cavallo offre tutti i comodi desiderabili per abitarvi, e sono riunite intorno a quella altre fabbriche per il servizio dell'agricoltura, fra le quali è da notarsi una stalla grandissima capace di 60 vitelli o capi vaccini che quel proprietario tiene alla stalla comprandogli lattoni per educarli al lavoro. E qui ci sia permesso di avvertire che non possiamo seguire la di lui opinione, che il comprare i vitelli ed allevargli alla stalla riesca più utile di quello che tenere le vacche, giacchè ci sembra che occorra minor capitale a tenere 25 vacche alla stalla che a comprare 69 vitelli; la custodia ne sarebbe certamente meno costosa, e si otterrebbe lavoro dalle vacche appena comprate quando fossero scelte di buona qualità, ciò che non può ottenersi dai vitelli per 3 anni. Ma lasciando questa ed altre avvertenza che ci riserbiamo di fare in altra occasione, non dobbiamo qui trattenerci di far plauso in genere alle operazioni agrarie del Sig. Andreini, ed avremmo volentieri rammentato quelle degli altri proprietarii di Grosseto se avessimo avuto agio per visitare i loro possessi, come ci proponiamo di fare, se iddio il consente, nell'anno prossimo, presentando poi al pubblico colle osservazioni le nostre avvertenze, quali esse siano, senza rifiutarci di riportare poi le altrui correzioni delle quali faremo sempre depositario il nostro giornale, come ci gloriamo di aver fatto sempre senza offenderci punto della diversità delle opinioni altrui dalle nostre.